Nel mese di ottobre, la questione delle gite scolastiche è tornata al centro del dibattito regionale. Dopo l’esempio dell’Alto Adige, dove circa l’80% dei docenti di lingua tedesca aveva cessato di accompagnare gli alunni, anche il Trentino ha visto una risposta organizzata da parte del corpo docente. Il primo gesto di protesta è avvenuto al liceo scientifico Galilei di Trento, dove 70 su 87 insegnanti hanno comunicato la loro indisponibilità a partecipare a viaggi, visite guidate e soggiorni all’estero.
Il movimento, nato da iniziative spontanee di gruppi come “Bildung am Abgrund”, ha rapidamente coinvolto altri istituti: l’Istituto Comprensivo Rovereto Nord ha approvato all’unanimità la sospensione di ogni uscita didattica, definendola un “atto di responsabilità” verso la scuola pubblica. Secondo le stime, l’onda di dissentimento potrebbe raggiungere finora le stesse percentuali dell’Alto Adige, mettendo in allarme amministratori e famiglie.
Il blocco delle gite si diffonde dal liceo Galilei a Rovereto Nord
Il gesto del Galilei ha avuto un effetto domino. Dopo la deliberazione del corpo docente, i rappresentanti sindacali hanno organizzato una assemblea nella quale oltre 1.500 insegnanti hanno confermato la loro appartenenza al movimento. L’Istituto Comprensivo di Rovereto Nord, che comprende scuole primarie e secondarie di primo grado, ha seguito l’esempio presentando un documento firmato all’unanimità, con la decisione di sospendere tutte le uscite didattiche e le attività facoltative fino a nuova valutazione. Questa scelta è stata presentata come una tutela per gli alunni, non una punizione, e sottolinea la percezione di un carico di lavoro non riconosciuto legato all’organizzazione delle gite.
Dati di partecipazione e percentuali
Le cifre raccolte finora indicano che, in Trentino, circa il 30% dei docenti di istituti secondari ha aderito al boicottaggio, con una concentrazione maggiore nei licei scientifici e nei corsi di lingua. Se il trend continuerà, il numero di scuole coinvolte potrebbe avvicinarsi a quello dell’Alto Adige, dove l’80% delle docenti di lingua tedesca ha dichiarato di non partecipare più alle uscite. Le autorità provinciali osservano con preoccupazione l’espansione del movimento, temendo che la mancata realizzazione delle gite possa influire negativamente sui percorsi formativi degli studenti.
Le ragioni del rifiuto: salari, lavoro sommerso e responsabilità civili
Alla base della protesta ci sono tre pilastri: stipendi considerati tra i più bassi d’Europa, lavoro extra-contrattuale svolto a casa senza compenso e i rischi legali legati all’accompagnamento dei gruppi. I docenti denunciano che l’organizzazione di una gita richiede ore di preparazione, gestione logistica e presidi, attività che non vengono contabilizzate nel monte ore contrattuale. Inoltre, il rischio civile e penale associato a incidenti durante le uscite è ritenuto sproporzionato rispetto al riconoscimento economico offerto.
L’assessora provinciale all’Istruzione, Francesca Gerosa, ha definito il boicottaggio “una strada sbagliata” perché “danneggia i ragazzi”. Tuttavia, i rappresentanti sindacali sottolineano che la richiesta non è un ricatto, ma una richiesta di riconoscimento professionale e di un adeguamento salariale. Il confronto tra i contratti trentini e quelli bolzanesi evidenzia una differenza di circa 8-9 mila euro lordi annui per i docenti e 5 mila per il personale ATA, a fronte di costi abitativi più elevati nella zona.
Risposta istituzionale e polemiche politiche
L’amministrazione provinciale ha invitato al dialogo, proponendo incontri con le rappresentanze sindacali, ma ha sottolineato che i provvedimenti dovranno avvenire in un contesto di “dialogo sereno e costruttivo”. Il gruppo politico Fratelli d’Italia, rappresentato da Alessandro Urzì, ha attaccato la protesta definendola “un’ideologia imposta sui ragazzi” e ha difeso la necessità di mantenere le uscite didattiche per garantire ai giovani modelli formativi. Parallelamente, il ministro dell’Istruzione ha promosso una legge sul consenso informato per i corsi di educazione sessuale, alimentando ulteriori dibattiti sulla libertà di scelta delle famiglie.
Nel frattempo, le associazioni sindacali come la FLc CGIL e la CISL Scuola hanno ribadito la volontà di utilizzare tutti gli strumenti negoziali, inclusa la possibilità di ricorrere all’Apran, per far valere le proprie richieste. Gli insegnanti sostengono che la decisione di non accompagnare le gite sia un diritto, non un atto di boicottaggio, e che la pressione esercitata mira a far riconoscere il valore del lavoro svolto oltre le ore di lezione. La vicenda, ancora in evoluzione, continuerà a essere al centro dell’attenzione nei prossimi mesi, con la speranza di trovare un equilibrio tra le esigenze del personale docente e le necessità educative degli studenti.



