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Solitudine e povertà relazionale: l’indagine che fotografa il Trentino

Una ricerca condotta dalla Fondazione trentina per il volontariato sociale rivela l'esistenza di una povertà relazionale in Trentino, un fenomeno spesso invisibile ma profondamente radicato.

Solitudine e povertà relazionale: l’indagine che fotografa il Trentino

In un territorio noto per il suo welfare avanzato, emerge un disagio silenzioso: la povertà relazionale. Una ricerca qualitativa condotta dalla Fondazione trentina per il volontariato socialein collaborazione con la Consulta per le politiche sociali della Provincia di Trentoha fotografato un fenomeno spesso invisibile ma profondamente radicato in alcune valli del Trentino.

La povertà relazionale non è solo mancanza di reddito, ma assenza di legami, relazioni fragili e isolamento. Questo studio, presentato nella sede della Fondazione Caritro a Trento, ha coinvolto quattordici professionisti del sociale e si è concentrato su aree specifiche come la Val di Fassala Vallagarinala Val d’Adigela Val di Nonla Comunità delle Giudicarie e la Comunità Alto Garda e Ledro.

La ricerca e i suoi risultati

L’indagine, realizzata tra gennaio e giugno 2026, ha utilizzato quattro focus group e quattordici interviste per raccogliere dati su anziani, disabilità, minori e famiglie, e adulti. Beatrice Valline della Fondazione trentina per il volontariato sociale e Eleonora Garau dell’Università di Trento hanno curato la ricerca, sottolineando che “la povertà relazionale raramente si presenta da sola”.

Tra i consigli pratici emersi dal confronto con i professionisti del sociale, ci sono la prevenzione, l’integrazione e il miglioramento della governance dei servizi, la ri-funzionalizzazione degli spazi fisici, la personalizzazione della relazione di aiuto e l’innovazione tecnologica come ponte. Elementi fondamentali per il presidio territoriale sono le Case della Comunitài Patti educativile prescrizioni sociali e la regia territoriale.

Il ruolo del volontariato

Un punto condiviso da tutte le persone intervistate è il ruolo cruciale del volontariato, considerato un pilastro insostituibile del welfare locale. Spesso è il primo a intercettare le fragilità, costruire relazioni e ridurre le solitudini, prima ancora che i servizi formali ne vengano a conoscenza. “La sfida ancora possibile è creare, attraverso una responsabilità condivisa e con la forza del volontariato, le condizioni affinché ciascuno possa trovare spazi e tempi per stare bene nel mondo”, ha affermato Beatrice Valline.

Tuttavia, emergono anche criticità reali: difficoltà nel coinvolgere i giovani, rischio di sovraccarico per i volontari e necessità di maggiore coordinamento. Le Prescrizioni Socialistrumento già sperimentato in provincia di Trento con progetti come C.O.P.E., Con-Tatto e Un respiro per chi si prende cura, rappresentano uno dei modelli più concreti per collegare il sistema sanitario e i servizi pubblici ai bisogni sociali.

Il Tavolo permanente delle solitudini

L’evento di presentazione della ricerca ha segnato un passaggio operativo importante: l’avvio formale del Tavolo di lavoro sulle Solitudinicon l’obiettivo di costruire strategie condivise tra istituzioni, servizi e territorio. Tra le proposte emerse nel laboratorio, rafforzare la prevenzione, migliorare il coordinamento tra servizi e sviluppare reti di “sentinelle territoriali” capaci di riconoscere l’isolamento prima che diventi crisi.

La sfida evidenziata dalla ricerca non è solo economica o organizzativa: è sociale e culturale. Perché la solitudine non riguarda “qualcuno”, ma attraversa l’intera comunità. Il vero rischio, oggi, è che resti invisibile.

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