Negli ultimi autunni, la Val di Funes si è trasformata in una delle mete più affollate del Trentino-Alto Adige. Le code si snodano lungo i sentieri più panoramici, con centinaia di escursionisti che attendono pazientemente per immortalare il tramonto dietro le cime innevate. Questo fenomeno di overtourism è diventato il nuovo volto dell’intera regione, spostando la pressione dai classici itinerari urbani verso luoghi tradizionalmente considerati “remoti”.
La stessa tendenza è evidente a Bolzano, dove il centro storico, solitamente animato da residenti e turisti europei, accoglie un numero crescente di giovani coppie e gruppi provenienti dal Sud-Est asiatico, in particolare dalla Corea del Sud. L’aumento di visitatori non è più limitato alle tradizionali vacanze estive, ma si protrae fino ai mesi più freschi, trasformando la stagione autunnale in un periodo di massima affluenza.
Code nei sentieri della Val di Funes
Le code nei punti più in vista della Val di Funes si sono estese ben oltre la semplice attesa per una foto. I visitatori, spesso armati di smartphone, si allungano per metri, creando un vero e proprio “filo umano” che occupa ampie porzioni del percorso. Questo impatto ha generato una riduzione della fruibilità dei sentieri, limitando l’esperienza di chi desidera immergersi nella tranquillità alpina. Molti escursionisti denunciano una perdita di autenticità in quanto la presenza massiccia di turisti rende difficile apprezzare il paesaggio in tutta la sua quiete.
Impatto ambientale e sulla fruibilità
L’afflusso continuo di persone comporta anche conseguenze ambientali: usura del manto erboso, maggiori rifiuti e, in alcuni tratti, difficoltà di gestione da parte delle autorità locali. Le amministrazioni hanno dovuto introdurre misure temporanee, come limitazioni di accesso in orari di punta e pannelli informativi per sensibilizzare i visitatori al rispetto dell’ambiente alpino. Tuttavia, le soluzioni finora adottate risultano essere più reattive che preventive, lasciando aperta la domanda su come bilanciare turismo sostenibile e domanda di esperienza.
L’afflusso dei turisti sudcoreani a Bolzano
Secondo Kim HyunJin, esperto di turismo residente in Europa da diversi anni, la motivazione principale di questo nuovo flusso è la ricerca di “gemme nascoste”. Il viaggiatore sudcoreano, ormai stanco delle mete classiche come Roma, Milano, Napoli o Venezia, ha rivolto lo sguardo verso le Dolomiti, attratto da una forte promozione sui media asiatici. Programmi televisivi e format web dedicati alle montagne altoatesine hanno trasformato la regione in una vera e propria meta di culto per il pubblico coreano.
Il ruolo dei media e dei social network
Il fenomeno è alimentato da una dinamica tipica dell’era digitale: la corsa a pubblicare contenuti esclusivi su Instagram, TikTok e altre piattaforme. Gli utenti vogliono essere i primi a mostrare luoghi ancora poco conosciuti, creando un circolo virtuoso-virulento che spinge sempre più viaggiatori a raggiungere destinazioni emergenti. Questo meccanismo ha spostato il carico turistico da circuiti tradizionali a piccoli borghi di montagna e sentieri finora poco battuti, generando nuove criticità di affollamento.
L’arrivo di gruppi sudcoreani a Bolzano ha anche avuto un impatto culturale: i portici della città, tradizionalmente popolati da famiglie tedesche, sono ora affollati da giovani curiosi che chiedono informazioni su percorsi escursionistici, ristoranti tipici e alloggi locali. Il risultato è una mescolanza di linguaggi e abitudini che arricchisce il contesto, ma che allo stesso tempo solleva interrogativi sulla capacità delle strutture ricettive di adattarsi rapidamente a questa nuova domanda.



