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Soggiornare a Castel Pergine: storia, cucina e un progetto di comunità in Valsugana

Visita Castel Pergine, il castello a 650 metri che domina Pergine Valsugana e il lago di Caldonazzo: da fortezza medievale a hotel con ristorante d'autore, fino all'acquisizione collettiva della Fondazione Castel Pergine-Onlus

Soggiornare a Castel Pergine: storia, cucina e un progetto di comunità in Valsugana

A 650 metri di altitudine, Castel Pergine si affaccia sull’antico borgo e sulla piana di pergine valsugana, con vista che raggiunge buona parte della vallata e il lago di Caldonazzo. Le radici del sito sono antiche: il toponimo Pergine compare in documenti a partire dall’845, mentre la prima attestazione scritta dell’esistenza del castello risale al 1220 dopo che la famiglia locale era già nota nei registri del 1144 come detentrice del feudo per conto del Principe Vescovo di Trento.

Oggi l’edificio conserva la fisionomia delle diverse stratificazioni storiche: mura, torri, bastioni e strutture adattate nei secoli raccontano un’evoluzione che va dall’Alto Medioevo fino alle modifiche rinascimentali e moderne.

Architettura difensiva e storie popolari intorno al maniero

La planimetria del castello testimonia funzioni militari e residenziali sovrapposte. La Torre di Guardia scavata nella roccia per controllare la strada d’accesso, conserva archi a tutto sesto e piccole porte in calcare bianco che collegavano il cammino di ronda. La cinta muraria eretta tra il XIV e la prima metà del XV secolo, include edifici a nord adibiti in epoca posteriore a deposito e stalla, mentre a sud si staglia la Torre Rotonda nota un tempo come Torre delle Torture: un corpo cilindrico con archibugiere e merli in seguito chiusi da finestre in calcare rosso, e un portale araldico restaurato nel 1912.

Elementi difensivi e leggende locali

Completano la difesa torricelle scudate e bastioni semicilindrici. La complessità del sito ha alimentato narrazioni popolari: nel Novecento sono circolate storie sulla Dama bianca evocata in sedute spiritiche, racconti sulla Prigione della Goccia e ipotesi di gallerie sotterranee scavate nella collina.

Da proprietà comunale a progetto di comunità: il recupero e la gestione culturale

Nel 1920 il Comune di Pergine acquistò l’immobile e lo concesse in affitto, trasformandolo prima in albergo e poi in residenza privata. Nel 1956 un ingegnere svizzero di Zurigo acquistò il complesso, ne curò il restauro e rilanciò una gestione alberghiera di respiro internazionale, mantenendo intatto il valore storico-artistico. Un passaggio significativo avvenne nel 2018 quando la Fondazione Castel Pergine-Onlus acquisì il castello tramite una campagna di azionariato popolare rendendolo un esempio di bene culturale condiviso in Italia.

Da allora la Fondazione, con l’apporto di numerosi volontari locali, si occupa della tutela, della manutenzione e della valorizzazione del maniero, utilizzandolo come centro culturale aperto a mostre temporanee di artisti contemporanei e ad attività di accoglienza e visita.

Hotel, ristorante e bistrot: un’offerta che conserva l’anima d’antan

Castel Pergine funziona anche come albergo, ufficialmente classificato come struttura a una stella, ma concepito con un’estetica volutamente d’epoca: la struttura non offre wi-fi né aria condizionata, né televisione, né ascensore; i bagni delle camere sono inseriti nello spazio delle grandi stanze per conservare l’atmosfera originaria. L’albergo conta 20 camere distribuite su due piani, più tre alloggi ricavati nelle torri esterne, e dispone di un ampio giardino interno riservato agli ospiti.

L’accesso automobilistico avviene tramite un varco stretto seguito da una strada ricca di tornanti; un parcheggio ampio è disponibile ai piedi delle mura. Dalla Sala del Trono che ospita reception e lounge, si accede alla cappella e alle aree dedicate al soggiorno: una sala per la prima colazione, una sala per il ristorante e, ai piedi del castello dove un tempo erano le stalle, un bistrot che propone piatti più semplici e tradizionali.

La cucina e lo chef

Al ristorante, con soli otto tavoli eleganti, lo chef Trentino Manuel Merlo propone una cucina che mescola tradizione e innovazione. Tra le proposte si segnala il pane fatto in casa con lievito madre e semi di lino e girasole accompagnato da burro all’anice, e la carta dei vini che include bollicine Trento Doc prodotte dai fratelli Comai a Riva del Garda, caratterizzate da un perlage affinato tre anni sui lieviti. Chi cerca piatti più arditi può optare per il menu degustazione, espressione dell’estro dello chef e richiamo forte anche per ospiti provenienti da Trento.

Itinerari culturali dal castello a Trento: una tappa consigliata

Per chi prosegue verso Trento, è suggerita una sosta al Muse il Museo delle Scienze progettato dall’architetto Renzo Piano: un edificio simbolico che ospita un percorso multimediale e trilingue pensato per le famiglie e per chi desidera esplorare la storia della natura e del pianeta seguendo un percorso che scende idealmente dalla vetta alle origini. L’abbinamento tra la visita al castello e una tappa al Muse offre un mix tra storia antica, accoglienza d’epoca e divulgazione scientifica contemporanea.

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