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Sentenza a Innsbruck: 30 mesi per René Benko e il fallimento di Signa

René Benko condannato a 30 mesi per il fallimento di Signa, con un caso di 360 mila euro legato a una villa di Hungerburg

Sentenza a Innsbruck: 30 mesi per René Benko e il fallimento di Signa

Il 23 settembre 2026 il tribunale collegiale di Innsbruck ha pronunciato una sentenza che chiude il lungo iter giudiziario contro l’ex magnate austriaco René Benko. L’uomo è stato condannato a 30 mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta del gruppo Signa azienda immobiliare che aveva dominato il mercato alpino fino al suo tracollo. La decisione prende in considerazione le pronunce dell’ottobre scorso e di ieri, 22 settembre, e si basa su un’ora di discussioni in camera di consiglio. Benko era già in carcere dal 23 gennaio dell’anno precedente, dove scontava una precedente misura cautelare.

Il processo è nato dopo la parziale assoluzione di un capo di imputazione, annullato a luglio dalla Corte suprema austriaca che aveva rimosso un’accusa legata al dissesto del colosso immobiliare. Questo annullamento aveva riacceso l’interesse delle autorità, portando alla ricostruzione del caso contro Benko e alla definitiva condanna. Il giudice ha tenuto conto del grave danno arrecato al sistema creditizio austriaco, evidenziando come le operazioni di Benko avessero aggravato la già precaria situazione finanziaria del gruppo.

Il trasferimento di 360.000 euro per la villa di Hungerburg

Secondo l’inchiesta della procura anti-corruzione di Vienna Benko ha sottratto 360.000 euro alla massa creditizia per pagare in anticipo il contratto di affitto di una villa nel quartiere Hungerburg di Innsbruck. L’immobile era destinato a diventare la residenza famigliare per Natale 2023, nonostante al tempo i bilanci di Signa mostrassero una crisi irreversibile. La procuratrice ha descritto l’operazione come “in modo oggettivamente ingiustificabile”, sottolineando che il denaro era stato spostato senza alcuna copertura finanziaria reale, violando le norme anti-lavaggio e le disposizioni bancarie.

Dichiarazioni di Benko e indagini correlate

Durante l’udienza, Benko, protetto da otto agenti, ha ribadito la propria innocenza, sostenendo che “all’epoca né io né noi tutti ritenevamo possibile che il risanamento del gruppo Signa potesse fallire”. Ha inoltre dichiarato di aver versato “ulteriori due o tre milioni di euro” nel capitale della società, convinto della sua capacità di risollevarla. Benko ha cercato di giustificare l’operazione immobiliare affermando: “Come contropartita ho ottenuto un anno di locazione gratuita”, ma il pubblico ministero ha respinto ogni argomentazione, chiedendo la condanna.

Indagine della magistratura di Trento

Parallelamente, la magistratura di Trento ha avviato un’indagine su presunti legami tra politica e affari all’interno del gruppo Signa. Le autorità italiane stanno analizzando documenti bancari e contratti per verificare se vi siano state agevolazioni illegali o favori indebiti. Benko, già sotto pressione per la condanna austriaca, si trova ora al centro di un duplice processo giudiziario, che potrebbe estendersi anche oltre i confini nazionali, rafforzando la percezione di un caso di corruzione transfrontaliera.

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