24 Settembre 2026 ☁ 23°

Scoperta frode da 20mila euro su rifornimenti falsi di gasolio

Una frode di 20mila euro scoperta a Bressanone grazie a carte carburante false, con 41.050 euro sequestrati a Chiusa.

Scoperta frode da 20mila euro su rifornimenti falsi di gasolio

Nel mese di giugno, il Nucleo Operativo dei carabinieri di Bressanone ha lanciato l’indagine denominata “Karburant”, puntata a far luce su un presunto abuso delle carte carburante messe a disposizione da un’importante azienda del commercio e della grande distribuzione alimentare. L’operazione si è svolta in stretta collaborazione con il Nucleo Investigativo dei carabinieri di Bolzano e con la Compagnia della Guardia di Finanza di Bressanone, fino a ottenere un mandato di perquisizione e sequestro emanato dalla Procura di Bolzano. Le indagini si sono concentrate su due soggetti chiave: l’autista di un veicolo aziendale e il gestore di un distributore di carburante sito a Chiusa.

Perquisizioni, sequestro e ruolo delle autorità

Le perquisizioni effettuate nei locali del distributore di Chiusa hanno rivelato una serie di nascondigli per il denaro illecito. In totale, le forze dell’ordine hanno bloccato 41.050 euro in contanti, custoditi in una cassaforte, tra le pagine di alcuni libri, dentro scatoloni sistemati nel sottotetto e persino tra casse di vino. Poiché la provenienza di tale somma non è stata giustificata, il provvedimento di sequestro preventivo è stato adottato per impedire ulteriori utilizzi illeciti, mentre le autorità continuano a valutare il legame diretto tra il denaro e le operazioni contestate.

Come è stata messa in atto la truffa

Secondo le ricostruzioni degli investigatori, l’autista ha temporaneamente rimosso le tessere carburante custodite nelle cabine dei mezzi aziendali fermi nel deposito. Una volta in possesso delle carte, le ha portate al distributore di Chiusa, dove, sfruttando il POS, sono state registrate operazioni apparentemente legittime per il rifornimento di gasolio e per l’acquisto di AdBlue. In realtà, tali rifornimenti e acquisti non si sono mai verificati; gli importi sono stati comunque addebitati all’azienda. Il denaro risultante è stato immediatamente convertito in contante e diviso tra i due responsabili, creando un danno economico di circa 20.000 euro per l’impresa.

Responsabilità penali e danni economici

Entrambi gli imputati sono ora accusati di indebito utilizzo di strumenti di pagamento diversi dai contanti e di truffa continuata in concorso fra loro. Le autorità hanno quantificato il danno diretto a circa 20mila euro, basandosi sulle operazioni ricostruite fino ad oggi. Parallelamente, la Guardia di Finanza sta verificando le giacenze fisiche e contabili del carburante presente nell’impianto, al fine di scovare eventuali ulteriori discrepanze di natura fiscale o altre forme di illecito economico.

La vicenda, ancora in fase di accertamento, mette in evidenza come la manipolazione di strumenti di pagamento aziendali possa generare ingenti perdite finanziarie e compromettere la trasparenza del settore della grande distribuzione. Il caso “Karburant” rimane sotto attenta sorveglianza, con l’auspicio che le indagini completino il quadro delle responsabilità e forniscano le prove necessarie per eventuali ulteriori procedimenti giudiziari.

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