Il penitenziario di Spini di Gardolo, situato nella periferia di Trento, è stato teatro questo pomeriggio di un episodio violento che ha coinvolto quattro membri della polizia penitenziaria. Durante un normale controllo di routine, gli uomini hanno scoperto una bottiglia contenente alcol distillato in modo artigianale, preparato da un detenuto di origine straniera.
L’aggressione nella cella di Spini di Gardolo
Nel momento in cui gli agenti hanno tentato di sequestrare il liquido, il detenuto ha reagito con violenza, colpendo i quattro operatori. La dinamica è stata descritta come un improvviso scontro in cui le guardie, colte di sorpresa, hanno subito diverse contusioni e ferite lievi. Uno degli agenti, le cui condizioni di salute richiedono un periodo di astensione di 30 giorni, sarà costretto a una prolungata convalescenza; gli altri tre sono attualmente in fase di valutazione medica presso il pronto soccorso locale.
Dettagli sul liquido alcolico
Secondo le ricostruzioni, la sostanza trovata era alcol distillato in casa, prodotto utilizzando materiali di recupero e tecniche improvvisate. Gli agenti hanno ritenuto che il contenuto fosse già stato parzialmente consumato, il che potrebbe aver acuito la reazione del detenuto, spinto a difendere il proprio “bene” con la forza.
Reazioni del SiNAPPe e richieste per la sicurezza
Il Sindacato nazionale autonomo di Polizia penitenziaria (SiNAPPe) ha subito commentato l’incidente, definendo la situazione all’interno del penitenziario di Trento “strutturalmente insostenibile”. Tra le critiche più incisive, il sindacato ha evidenziato la carenza cronica di personale e l’assenza del comandante di reparto, ruolo fondamentale per la gestione della sicurezza. Inoltre, ha avanzato richieste concrete: l’introduzione di taser e spray al peperoncino come strumenti di autodifesa standard per gli agenti, nonché l’avvio di provvedimenti disciplinari nei confronti del detenuto responsabile dell’attacco.
Il SiNAPPe ha sottolineato che la quotidiana esposizione a episodi di violenza, alimentati da alcolici autoprodotti dai reclusi, rende il lavoro dei Carabinieri penitenziari pericoloso e stressante. La dichiarazione finale del sindacato invoca un intervento urgente da parte dell’Amministrazione penitenziaria per garantire la tutela della salute e della sicurezza del personale, ricordando che “non si può più tollerare che l’incolumità dei lavoratori sia sistematicamente messa a repentaglio”.



