26 ottobre 2026 🌤 12°

Protesta al Casteller: Centopercentoanimalisti vuole liberare Papillon

Gli attivisti di Centopercentoanimalisti tornano al Casteller chiedendo il rilascio immediato dell’orso Papillon.

Protesta al Casteller: Centopercentoanimalisti vuole liberare Papillon

La mattina di domenica 25 ottobre gli appartenenti al collettivo Centopercentoanimalisti hanno di nuovo messo i piedi al Casteller, struttura gestita da un’associazione di cacciatori nella provincia di Trento. Dopo sei anni di reclusione, l’orso identificato con il codice M49 e soprannominato Papillon continua a vivere entro le recinzioni, alimentando una crescente pressione da parte dei difensori dei diritti animali.

Gli attivisti hanno scelto un approccio rumoroso: un fumogeno è stato fatto esplodere all’ingresso per attirare l’attenzione di passanti e media, mentre una serie di manifesti e una locandina con la scritta “Papillon libero subito” sono stati affissi sui muri della struttura. L’obiettivo dichiarato è quello di sollevare il dibattito pubblico sulla legittimità di tenere un animale selvatico in cattività per così tanti anni.

Attivisti di Centopercentoanimalisti al Casteller di Trento

Il gruppo, organizzato in piccole file, ha mantenuto una presenza pacifica ma decisa all’interno del parco. L’uso del fumogeno è stato spiegato come gesto di visibilità, volto a far capire che la pazienza della popolazione è quasi esaurita. I cartelli recavano slogan come “La natura è solo un mezzo per far soldi” e “La nostra pazienza sta per terminare”, sottolineando la percezione di una gestione dell’ambiente più orientata al profitto che al benessere degli animali.

Uso di fumogeni e manifesti per attirare l’attenzione

Il fumogeno ha avvolto l’area di ingresso in una nebbia densa, creando un’atmosfera di protesta simbolica. Parallelamente, i manifesti sono stati realizzati con grafiche che mostrano l’immagine di Papillon in libertà, accompagnate da frasi che ribadiscono la necessità di un trasferimento immediato in una riserva protetta. Gli organizzatori hanno dichiarato che la loro presenza è stata interrotta solo all’arrivo delle forze dell’ordine, ma sono riusciti a lasciare il sito prima di essere fermati.

Il trasferimento proposto in oasi naturali e la mancata risposta della Giunta

Secondo gli attivisti, esistono due oasi naturali pronte ad accogliere Papillon, garantendo al carnivoro un habitat adeguato e il rispetto dei suoi bisogni comportamentali. Nonostante queste alternative concrete, la Giunta trentina non ha ancora mostrato interesse a valutare la proposta. Il blocco amministrativo è stato evidenziato come un ostacolo che trascura il benessere dell’animale in nome di interessi economici.

La PEC inviata al governatore Maurizio Fugatti

Un responsabile del collettivo ha dichiarato di aver inviato una PEC al governatore Maurizio Fugatti più di quattro mesi fa, chiedendo formalmente l’autorizzazione al trasferimento dell’orso. Secondo le informazioni fornite, non è pervenuta alcuna risposta, alimentando il sentimento di frustrazione tra gli attivisti. L’assenza di un riscontro ufficiale è stata interpretata come una volontà di non aprire un dialogo su una questione che, a loro avviso, è di interesse pubblico.

Le critiche al modello di gestione della natura in Trentino

Durante la manifestazione, gli attivisti hanno ribadito che il Trentino, pur vantandosi di paesaggi montani e foreste incontaminate, spesso utilizza la natura come strumento di lucro. La frase “La natura è solo un mezzo per far soldi” è stata scandita più volte, evidenziando la percezione di una politica ambientale più focalizzata sull’attrazione turistica e sulle attività di caccia che sulla conservazione reale degli animali selvatici. Il gruppo ha concluso sottolineando che la loro pazienza sta per terminare e che richiedono un’azione concreta e immediata.

Al termine dell’intervento, le forze dell’ordine sono intervenute per garantire ordine pubblico, ma gli attivisti hanno lasciato il luogo prima della loro comparsa, evitando così ulteriori confronti. La protesta, pur non avendo ancora prodotto una risposta istituzionale, ha acceso nuovamente i riflettori su una questione che resta irrisolta da più di sei anni: il destino dell’orso Papillon.

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