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Alluvione Trento 1966: ricordo a 60 anni delle 22 vittime

Trento rivive il drammatico giorno del 1966 con mostre, scienza e una gita in acqua per onorare le 22 vittime.

Alluvione Trento 1966: ricordo a 60 anni delle 22 vittime

Il 4 novembre 1966 l’Adige superò i propri argini nella zona di Roncafort, travolgendo quartieri interi del capoluogo trentino. La piena dell’Avisio si aggiunse al sovraccarico, trasformando il fiume in una forza devastante che investì anche la Val di Fassa, la Val di Fiemme, il Primiero, il Tesino, la Bassa Valsugana, la Val Rendena e la Val di Sole. In tutta la provincia si registrarono 22 vittime, migliaia di sfollati e circa 500 persone rimaste senza abitazione, segnando una delle catastrofi naturali più gravi della storia recente.

Sessant’anni dopo, la memoria dell’alluvione è stata riattivata da una serie di iniziative coordinate da Comune, Provincia, MUSE e altre istituzioni culturali. L’obiettivo è duplice: commemorare le vittime e, soprattutto, promuovere una cultura della prevenzione idrogeologica capace di evitare il ripetersi di tragedie simili. Il programma parte il 3 novembre con una mostra diffusa, prosegue il 4 con attività scientifiche e la presentazione di un volume tematico, e si chiude l’8 con una discesa in soft-rafting sull’Adige.

Le mostre che raccontano la città sommersa

Dal 3 novembre la città accoglie la mostra «La città sommersa», un percorso fotografico aperto al pubblico che si snoda tra i luoghi simbolo del centro storico. Le immagini di Flavio Faganello, Rodolfo Rensi e Costantino Armani, scattate durante le ore critiche dell’alluvione, sono state posizionate accanto alle stesse strade che oggi ospitano i visitatori, creando un vero dialogo temporale. L’esposizione permette di confrontare il paesaggio distrutto del 1966 con quello rigenerato, evidenziando come l’architettura urbana abbia saputo riprendersi.

Fotografie d’epoca e confronto con il presente

Ogni fotografia è accompagnata da una breve descrizione che indica la data, il luogo e le condizioni al momento del clic. I passanti possono così osservare, ad esempio, come via Maccani fosse trasformata in un lago temporaneo, e compararla con la moderna via che oggi brulica di attività commerciali. L’intervento offre anche una sezione di foto inedite di Camillo Kier, messe in dialogo con l’installazione video di Bill Viola intitolata “The Raft”, sottolineando il legame tra arte, memoria e acqua.

Scienza e memoria: attività al MUSE

Il 4 novembre, dalle 11 alle 16, il MUSE – Museo delle Scienze propone due slot di approfondimento. Il programma “Geoshow: acqua, terra, fuoco” prevede talk interdisciplinari ed esperimenti dal vivo su eruzioni, frane e alluvioni, illustrando i meccanismi che generano questi fenomeni. Parallelamente, “Allerta alluvioni: tutte/i pronte/i!” è una simulazione immersiva in cui i partecipanti, di ogni età, interpretano ruoli di cittadini, soccorritori e amministratori, sperimentando le dinamiche di una vera allerta.

Presentazione del volume “Sguardi sul fiume Adige”

Alle 17.30 nella lobby del MUSE si apre la presentazione del libro «Sguardi sul fiume Adige», curato da Lorenzo Malpaga e Alessandro de Bertolini. Il volume raccoglie i contributi di 42 autori – storici, ingegneri, ecologi – che analizzano il passato del fiume, le opere di difesa idraulica e le sfide ambientali attuali. Nato dall’incontro “Passato, presente e prospettive del fiume Adige, da Resia all’Adriatico” tenutosi nell’ottobre 2025, il libro vuole trasformare la memoria in strumento operativo per la gestione del rischio.

Dalla storia al fiume: soft-rafting sull’Adige

L’evento conclusivo, previsto per domenica 8 novembre alle 9, è un’escursione di soft-rafting lungo circa dieci chilometri dell’Adige. Guidati dagli esperti di Trentino Wild e dagli educatori scientifici del MUSE, i partecipanti – dai sei anni in su, accompagnati da un genitore – navigheranno tra le sponde del fiume, osservando da vicino le opere di contenimento, le zone a rischio e l’ecosistema fluviale. L’attività, della durata di tre ore e mezza, combina storia, ecologia e consapevolezza pratica, offrendo una prospettiva unica su come il territorio sia stato plasmato da quell’acqua impetuosa.

Nel caso di maltempo, l’uscita sarà riprogrammata per sabato 14 novembre, garantendo a tutti l’opportunità di partecipare. L’intera iniziativa, con le sue mostre, gli approfondimenti scientifici e l’esperienza sul fiume, vuole trasformare il ricordo di una tragedia in una lezione di prevenzione e valorizzazione del patrimonio naturale.

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