Nel Primo trimestre del 2026, 263 madri hanno lasciato il proprio impiego entro il primo anno dalla nascita del figlio, quasi la metà delle dimissioni complessive registrate nell’intero 2025 (519). I dati, forniti dall’assessore al lavoro Achille Spinelli in risposta a una interrogazione della consigliera provinciale Maule, hanno spinto la UIL del Trentino a suonare l’allarme.
Un trimestre che replica un intero anno di uscite
Il salto numerico è sorprendente: in appena tre mesi si è già raggiunta la metà delle dimissioni dell’anno precedente. Questo ritmo, se mantenuto, minaccia di superare le 1.000 uscite entro la fine del 2026. La tendenza è più preoccupante perché le donne coinvolte rappresentano una quota significativa di coloro che, dopo la laurea, accedono facilmente al mercato del lavoro, ma che trovano ostacoli insormontabili una volta diventate madri.
Le cause denunciate dalla UIL del Trentino
Secondo la segretaria confederale Annalisa Santin, la principale difficoltà è la mancanza di una conciliazione efficace tra vita familiare e lavoro. La carenza di asili nido e i costi elevati dei servizi di assistenza rendono arduo gestire l’orario di cura dei figli. A ciò si aggiunge un modello organizzativo aziendale poco flessibile, che non riesce a modulare gli orari di ingresso-uscita in base alle esigenze dei piccoli.
«Se, come la ministra Roccella, partiamo dal presupposto che la maternità sia uno svantaggio e che il congedo paritario sia qualcosa di non necessario, non andremo da nessuna parte», ha sottolineato Santin, aggiungendo che le aziende perdono un patrimonio di competenze quando costringono le madri a dimettersi.
Casi concreti di richieste rifiutate
Due testimonianze riportate dal sindacato illustrano il problema sul piano pratico. Una lavoratrice ha chiesto di passare a un orario part-time per accompagnare il figlio al nido; l’azienda ha negato la modifica, costringendola a dimettersi. Un’altra madre, con un bambino di quattro anni, ha chiesto una variazione dell’orario part-time a seguito del cambiamento degli orari della scuola dell’infanzia; anche in questo caso la risposta è stata negativa, con lo stesso esito di dimissioni.
Riflessioni sul valore della maternità per le imprese
La segretaria Santin ricorda che la presenza di madri e padri lavoratori genera un aumento della produttività aziendale, poiché la maternità sviluppa competenze quali la gestione delle priorità, la flessibilità e la capacità di risolvere imprevisti. Trattenere le madri lavoratrici significa preservare un patrimonio di esperienza indispensabile, soprattutto in un mercato del lavoro dove le aziende lamentano una carenza di personale qualificato.
Secondo la sindacalista, è fondamentale che la cura dei figli diventi una responsabilità realmente condivisa. Finché i padri non avranno un pieno coinvolgimento e non saranno garantiti congedi parentali paritari la percezione della maternità come “costo” continuerà a ostacolare la partecipazione femminile al lavoro.
Una svolta culturale, supportata da politiche di flessibilità e da un più ampio accesso a servizi per l’infanzia, appare indispensabile per arrestare la tendenza e rilanciare l’economia del Trentino.



