In Alto adige emerge una situazione previdenziale che riguarda in modo particolare le donne over 67: circa 3.700 persone di questa fascia d’età non risultano titolari di un reddito personale. Questi dati sono stati ricavati incrociando le banche dati amministrative dell’INPS con i registri anagrafici gestiti a livello provinciale dall’ASTAT. Il quadro numerico va però interpretato con cautela, perché le fonti usate non rilevano sempre altre possibili entrate o patrimoni.
Composizione dei nuclei familiari e implicazioni del dato
I numeri indicano che, tra le 3.700 donne senza reddito personale, approssimativamente 2.600 vivono in famiglie con un reddito annuo superiore ai 13.000 euro, nella maggior parte dei casi all’interno di nuclei coniugati. Questa informazione è importante per evitare conclusioni affrettate: l’assenza di un reddito personale non equivale automaticamente a povertà poiché non sono censite nel dataset eventuali rendite, beni mobiliari o immobiliari che possono integrare il tenore di vita. In altri termini, il dato principale segnala un possibile fattore di rischio previdenziale, ma non definisce in modo univoco lo stato economico individuale.
Limiti delle fonti e interpretazione prudente
Le banche dati amministrative impiegate non includono tutte le variabili utili a rappresentare la condizione economica completa di una persona. Mancano elementi come trasferimenti privati non documentati, patrimoni familiari o altre forme di sostegno non formalizzate. Per questo motivo gli enti che lavorano con questi numeri suggeriscono di considerare la fotografia statistica come un indicatore di rischio, utile per individuare gruppi potenzialmente vulnerabili ma non come prova certa di povertà materiale.
Strumenti pubblici disponibili e interventi della Provincia
Per fronteggiare il rischio di insufficienza previdenziale in età avanzata, la Provincia autonoma di Bolzano promuove misure concrete. L’assessora provinciale alla Coesione sociale, Rosmarie Pamer richiama in particolare all’utilizzo di strumenti già esistenti: ad esempio l’integrazione della posizione previdenziale mediante un fondo pensione integrativo o la copertura dei periodi non lavorati per motivi di cura. Come sottolinea l’assessora, “L’obiettivo è prevenire il rischio di povertà in età avanzata” e aggiunge che “Non è mai troppo tardi per intervenire“.
Una misura consolidata prevede contributi pubblici per colmare le lacune previdenziali generate da interruzioni dell’attività lavorativa dovute alla cura dei figli o all’assistenza di familiari non autosufficienti. Nel concreto, l’Agenzia per lo Sviluppo Sociale ed Economico (ASSE) ha gestito negli ultimi dati disponibili diverse erogazioni finanziarie a sostegno di queste tutele.
Dati sulle erogazioni e beneficiari
Nel corso del 2026, tramite l’ASSE sono stati erogati complessivamente 2.330.000 euro a favore di 871 beneficiari per la copertura previdenziale relativa a periodi dedicati all’assistenza di familiari non autosufficienti. Per la copertura dei periodi legati alla cura dei figli, l’ammontare è stato più consistente: 9.170.000 euro erogati a 4.381 beneficiarie e beneficiari. Questi importi mostrano sia la portata delle politiche attive già in funzione sia l’attenzione verso diverse tipologie di interruzione lavorativa che incidono sulla futura pensione.
L’assessora Pamer ha promosso una proposta rivolta alla Giunta regionale per rafforzare ulteriormente le prestazioni, con un’attenzione specifica alla copertura previdenziale dei periodi dedicati all’assistenza familiare. Secondo l’assessora, “Le donne devono attivarsi per prevenire tempestivamente una possibile povertà in età avanzata“, ricordando che sono disponibili canali per richiedere tali contributi tramite i patronati.
Per accedere alle misure è necessario presentare le domande attraverso i patronati, che raccolgono la modulistica e avviano le pratiche amministrative. La collaborazione tra Provincia e Regione mira a rendere più accessibili gli interventi e, dove possibile, ad aumentare le risorse destinate alla copertura previdenziale di chi ha sospeso o ridotto l’attività lavorativa per motivi di cura.
Gli strumenti esistenti, sostenuti da contributi pubblici e promossi dall’amministrazione provinciale e regionale, rappresentano le opzioni pratiche per mitigare il rischio di deprivazione economica in età avanzata.



