Con l’arrivo dell’autunno, la cittadinanza di Trento si prepara al ritorno dei termosifoni. La normativa nazionale prevede delle fasce temporali precise per l’attivazione degli impianti, ma le specifiche variano a seconda della zona climatica in cui si trova il fabbricato. Per i residenti del capoluogo, la differenza principale dipende dall’altitudine: sotto i 430 metri sul livello del mare le ore sono limitate, mentre sopra questo limite non vi sono restrizioni.
Le sei zone climatiche e il criterio dei gradi-giorno
Il territorio italiano è stato suddiviso in sei fasce, dalla A alla F dal decreto 412/1993, con l’obiettivo di armonizzare le date di accensione dei sistemi di riscaldamento. La suddivisione si basa sui gradi-giorno una grandezza che misura la differenza tra i 20 °C di riferimento interno e la temperatura media esterna per ciascun giorno della stagione di riscaldamento. Un comune con più di 3.000 gradi-giorno appartiene alla zona F e non è soggetto a limiti di orario né di periodo. Le zone E e D hanno invece soglie intermedie, con regole più restrittive.
Le disposizioni attuali, introdotte dal decreto del 2013, stabiliscono che per le zone E (2.100–3.000 gradi-giorno) l’accensione è consentita dal 15 ottobre al 15 aprile per un massimo di 14 ore al giorno, mentre fuori da questo intervallo è possibile usarla per sole 7 ore. Le zone D (1.200–2.100) hanno un limite di 12 ore al giorno nello stesso intervallo di date, e 8 ore al di fuori. Le aree più miti, CB e A presentano limiti ancora più ridotti.
Trento: zona E sotto i 430 m, zona F sopra
Il Comune di Trento ha pubblicato un avviso che ribadisce le regole nazionali, distinguendo due macro-aree: la zona E che comprende il territorio a quota inferiore a 430 m, e la zona F che comprende i sobborghi più elevati. Nella zona E gli abitanti possono accendere il riscaldamento a partire dal 15 ottobre fino al 15 aprile per un massimo di 14 ore giornaliere, sempre tra le 5:00 e le 23:00. Dal 16 aprile al 14 ottobre l’intervallo si riduce a 7 ore al giorno, mantenendo la stessa fascia oraria.
Per i residenti delle frazioni sopra i 430 m, classificati nella zona F la normativa è più permissiva: non esistono limiti né di periodo né di durata giornaliera, consentendo l’uso continuo dei sistemi di riscaldamento. Questa esenzione è giustificata dal maggior fabbisogno termico tipico delle località montane, dove la temperatura media resta sotto i 5 °C per gran parte dell’anno.
Come si colloca Trento rispetto ad altre città italiane
Le date di inizio della stagione termica non sono uniformi su tutto il Paese. Nella zona E che include Milano, Bergamo, Brescia, Torino e Venezia, il primo giorno consentito è il 15 ottobre, con le stesse 14 ore giornaliere previste per Trento. Nella zona D che comprende Roma, Firenze, Genova e Ancona, il riscaldamento può essere acceso dal 1° novembre, con un tetto di 12 ore al giorno. Le città del Sud, classificate nelle zone C e B anticipano l’avvio rispettivamente al 15 novembre e al 1° dicembre, con limiti di 10 e 8 ore giornaliere.
Alcuni comuni hanno introdotto ordinanze specifiche per anticipare o posticipare l’accensione, motivando la scelta con le temperature anomale registrate nel 2026 o con l’esigenza di ridurre le emissioni di CO₂. L’Emilia-Romagna, ad esempio, ha spostato la data di accensione per alcune località al dicembre, mentre a Monza (Lombardia) è stato deciso un rinvio di qualche giorno per contenere i costi energetici. Tali deroghe possono essere emanate dai sindaci, i quali hanno la facoltà di modificare sia il periodo che le ore consentite, purché vi siano motivazioni documentate.



