3 Ottobre 2026 ☀ 26°

Scopri i numeri della povertà trentina dal FragilItalia 2026

Scopri come la povertà sta crescendo in Trentino e quali segnali emergono dall’indagine FragilItalia 2026.

Scopri i numeri della povertà trentina dal FragilItalia 2026

Il Trentino è stato al centro di un intenso dibattito durante la quarta edizione degli Stati Generali del Welfare un appuntamento che ha raccolto le principali realtà del Terzo settore e le istituzioni regionali. L’evento, organizzato da Consolida, CNCA Trentino-Alto Adige, Cooperazione Trentina, CSV Trentino, Giovani Cooperazione Trentina e BIC del sociale, si è svolto nei Magazzini della cooperativa sociale Il Gabbiano e ha assunto la forma di una vera e propria settimana di riflessioni su povertà, disuguaglianze e welfare.

Stati Generali del Welfare: una panoramica sugli indicatori trentini

Secondo le cifre fornite dal presidente del CNCA Trentino-Alto Adige, Claudio Bassetti, la regione conta circa 50.000 persone a rischio di povertà pari all’8,9% della popolazione. Il fenomeno si riflette anche sul mercato del lavoro: 40.000 lavoratori vivono una condizione di lavoro povero ovvero occupati ma incapaci di garantirsi un tenore di vita dignitoso. Tra i più colpiti troviamo i più giovani: circa 8.000 bambini trentini vivono in povertà. La presidente di Consolida, Francesca Gennai, ha sottolineato: “Siamo giunti alla quarta edizione di questo evento e ci rendiamo conto che serve fare di più” evidenziando la necessità di passare dalla discussione alla proposizione concreta.

Situazione dei minori e del lavoro povero

Le testimonianze hanno evidenziato come l’ascensore sociale sia praticamente fermo: chi nasce in famiglie povere ha poche probabilità di migliorare la propria condizione. In un contesto dove la povertà è ancora percepita come una colpa individuale e il welfare un privilegio il rischio di una spirale discendente è concreto. Bassetti ha ribadito che la crescita delle disuguaglianze è un fenomeno osservabile in più occasioni, invitando le istituzioni a intervenire con politiche più incisive.

FragilItalia 2026: lo scenario nazionale di degradazione sociale

L’indagine FragilItalia 2026 condotta da Ipsos Doxa a fine settembre su un campione di 800 italiani, dipinge un quadro allarmante a livello nazionale. Il 54% degli intervistati si colloca sotto il ceto medio, con 34% che definiscono il proprio status in “ceto medio in caduta”, 16% in “ceto fragile” e 4% nella “lower class”. Negli ultimi cinque anni, 25% ha subito un declassamento, solo il 7% ha registrato un miglioramento e il 68% è rimasto stabile.

Percezione della pressione economica tra gli italiani

Il senso di vulnerabilità è confermato da dati sul potere d’acquisto: 39% degli intervistati ritiene insufficiente lo stipendio rispetto al costo della vita, mentre 25% ammette di faticare a coprire le spese di fine mese. Le rinunce quotidiane sono concrete: 48% tagliano vacanze e tempo libero, 29% rimandano manutenzioni domestiche o dell’auto, 22% riducono l’acquisto di abbigliamento necessario e 8% modificano le scelte alimentari.

Verso un nuovo modello di welfare e di impresa cooperativa

Enzo Risso, direttore scientifico di Ipsos Doxa, ha spiegato che la radice del problema è la “corsa folle al profitto” che caratterizza l’attuale modello produttivo. Ha proposto di riequilibrare l’economia incentivando cooperazione e Terzo settore che rappresentano l’unico modello capace di coniugare innovazione e benessere della persona. “Siamo alle soglie di una rivoluzione industriale”, ha affermato, avvertendo che nei prossimi cinque anni potrebbero mancare più di 5 milioni di posti di lavoro in Europa. La scelta dell’IA diventa quindi cruciale: usarla per aumentare i profitti o per migliorare la qualità della vita lavorativa. Secondo Risso, il modello cooperativo può guidare l’uso responsabile della tecnologia, promuovendo un welfare più comunitario e una partecipazione democratica più ampia dei cittadini.

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