Nel corso del convegno nazionale tenutosi a Mori, la Sat ha riaffermato la sua linea di principio, stabilita nel 2021, secondo cui non si devono realizzare nuove ferrate e ogni intervento su quelle esistenti va valutato singolarmente, tenendo sempre conto della tutela dell’ambiente montano. La decisione è stata presentata come risposta a un crescente afflusso di escursionisti alle prese con percorsi sempre più artificiali, e come strumento per preservare la rotta storica di 69 ferrate tra le circa 90 presenti sul territorio trentino, per un totale di 29,2 km di attrezzature.
Le linee guida della Sat per le vie attrezzate
Il presidio di 69 ferrate, gestito dalla Sat comprende la manutenzione, la sicurezza e la formazione dei praticanti. Il presidente Cristian Ferrari ha sottolineato che “Non tutto ciò che è tecnicamente possibile è necessariamente opportuno per la montagna“, ribadendo che gli interventi devono essere giustificati da reali necessità di conservazione, non da semplici esigenze turistiche. In pratica, la Sat esamina caso per caso gli interventi di potenziamento o sostituzione, e contempla anche la dismissione di tratti che richiederebbero opere incompatibili con l’equilibrio ambientale.
Opinioni contrastanti tra istituzioni e operatori
Il dibattito non si è limitato alla sola Sat. Il presidente generale del CAI Antonio Montani, ha confermato che la posizione rimane immutata, invitando a considerare le differenze territoriali, l’impatto turistico e le conseguenze dei cambiamenti climatici. Al contrario, Gianni Canale, a capo del Collegio delle Guide Alpine del Trentino, ha suggerito di non escludere a priori nuovi lavori, distinguendo fra le esigenze delle zone di alta quota e quelle di fondovalle. Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness, ha chiesto un fermo generalizzato all’artificializzazione delle montagne, mentre Silvio Rigatti, presidente dell’APT Garda Dolomiti, ha evidenziato l’importanza strategica delle ferrate per attrarre visitatori fuori stagione e distribuire i flussi turistici sul territorio del Garda Trentino.
Sicurezza sulla ferrata di Montalbano: il bilancio del Soccorso Alpino
La ferrata di Montalbano, situata sopra l’abitato di Mori, è stata oggetto di 48 interventi del Soccorso Alpino tra maggio 2010 e agosto 2026, con la partecipazione di 200 tecnici e circa 830 ore di lavoro. Dopo la riapertura del 2014, su un totale di 34 soccorsi, il 65% è stato dovuto a sfinimento, malore o incapacità di proseguire mentre le cadute hanno rappresentato il 26%. Dal 2015, sei incidenti nei primi tre metri hanno provocato traumi alla caviglia; nell’ottobre 2023 si è verificato un decesso perché l’escursionista non era legato all’uscita dell’ultimo tratto verticale. È significativo notare l’assenza di chiamate per caduta di sassi dopo i lavori del 2014.
Impatto ambientale e prospettive turistiche
Johnny Zagonel, vicepresidente del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino, ha osservato un aumento significativo del numero di soggetti che frequentano la montagna senza una preparazione adeguata, con conseguenti maggiori richieste di intervento al 112. Questo fenomeno rende ancora più cruciale la scelta della Sat di non promuovere nuove ferrate, privilegiando invece l’educazione e la preparazione dei praticanti. Le diverse voci raccolte al convegno hanno evidenziato come la gestione equilibrata tra turismo, sicurezza e tutela ambientale richieda soluzioni su misura per ciascun contesto alpino, evitando una standardizzazione che potrebbe compromettere l’identità dei paesaggi trentini.



