29 ottobre 2026 ☀ 9°

Ransomware blocca il sistema informatico della RSA di Rovereto

Un ransomware ha paralizzato il sistema informatico della RSA di Rovereto, proprio come accadde a Pergine Valsugana pochi mesi fa.

Ransomware blocca il sistema informatico della RSA di Rovereto

Durante la serata di ieri, la RSA di Rovereto è stata vittima di un ransomware che ha bloccato l’intero ecosistema digitale dell’istituto. L’attacco, caratterizzato da una richiesta di riscatto, ha messo in ginocchio la gestione delle cartelle cliniche, le comunicazioni telefoniche interne e le terapie programmate, creando un immediato rischio per la sicurezza dei pazienti.

Le modalità operative dell’intrusione mostrano sorprendenti somiglianze con l’incidente verificatosi alla RSA San Gaetano di Pergine Valsugana alla fine di settembre. In quell’occasione, i criminali informatici avevano criptato file sensibili, bloccato le linee telefoniche e impedito l’accesso alle terapie, costringendo il personale a ricorrere a soluzioni manuali temporanee. Anche questa volta, gli hacker hanno sfruttato vulnerabilità note nei sistemi di rete, diffondendo il malware attraverso un’e-mail di phishing apparentemente legittima.

Modalità di attacco analoghe a quelle di Pergine Valsugana

Gli specialisti di sicurezza informatica hanno identificato che il ransomware utilizzato nella RSA di Rovereto opera con una crittografia a chiave simmetrica, che rende i file irrecuperabili senza la chiave di decrittazione fornita dagli aggressori. La tecnica di distribuzione è identica a quella impiegata a Pergine Valsugana: un allegato malevolo mascherato da documento amministrativo è stato aperto da un operatore del reparto, innescando la cascata di crittografia su tutti i server collegati.

Conseguenze immediate per i pazienti e il personale

Il blocco del sistema informatico ha generato un vuoto operativo: le cartelle cliniche digitali non erano più consultabili, i piani terapeutici sono stati sospesi e il servizio di emergenza telefonica dell’RSA ha subito interruzioni. Il personale infermieristico è stato costretto a ricorrere a registri cartacei, aumentando il rischio di errori medici e allungando i tempi di risposta. Inoltre, la perdita di accesso alle cronologie dei trattamenti ha reso difficile verificare dosaggi e allergie, con potenziali ripercussioni sulla salute degli ospiti.

Interventi tecnici e prospettive di ripristino

Subito dopo la scoperta dell’attacco, i tecnici IT dell’RSA, supportati da consulenti esterni specializzati in risposta a incidenti cyber, hanno iniziato a isolare le macchine infette, a disconnettere i sistemi dalla rete e ad avviare procedure di recupero da backup recenti. Il processo di ripristino richiede la verifica dell’integrità dei dati di backup, la de-criptazione dei file compromessi e la messa in sicurezza delle vulnerabilità sfruttate dagli hacker.

Nel frattempo, l’amministrazione dell’RSA ha comunicato ai familiari degli ospiti che, pur mantenendo la continuità assistenziale, stanno adottando misure straordinarie per garantire la privacy e la sicurezza dei dati. È stato anche avviato un dialogo con le autorità competenti per avviare le indagini penali e valutare la possibilità di pagare o meno il riscatto, una decisione che dipenderà da valutazioni legali ed etiche.

La vicenda mette in luce la crescente vulnerabilità delle strutture sanitarie agli attacchi informatici, soprattutto in un contesto in cui la digitalizzazione dei servizi è ormai la norma. Esperti di cybersicurezza sottolineano l’importanza di programmi di formazione continua per il personale, di sistemi di backup robusti e di aggiornamenti costanti delle difese di rete, al fine di ridurre il rischio di futuri ransomware e garantire la resilienza delle strutture assistenziali.

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