Negli ultimi mesi il caporalato è tornato alla ribalta nelle valli trentine, passando dalla Valsugana alla Val di Non e toccando settori che vanno dalla coltivazione dei piccoli frutti alla viticoltura. Il fenomeno ha colpito soprattutto le aziende agricole più piccole, dove la ricerca di manodopera stagionale è più pressante. La crescente visibilità di questi casi ha indotto le istituzioni provinciali a intervenire con decisioni concrete, nel tentativo di arginare una pratica che mette a rischio la dignità dei lavoratori e la concorrenza leale.
Il presidente della Provincia, Achille Spinelli, ha definito gli ultimi avvenimenti “casi eclatanti” e ha sottolineato l’urgenza di agire. In risposta, la giunta provinciale ha approvato un protocollo d’intesa per il monitoraggio dello scambio di manodopera agricola. L’accordo coinvolge enti chiave – Coldiretti, Confederazione Italiana Agricoltori, Confagricoltura, le sigle sindacali Fai-Cisl, Flai-Cgil, Uila-Uil, nonché INPS e INAIL – con l’obiettivo di rendere più trasparente il flusso di lavoratori stagionali.
Protocollo d’intesa approvato dalla giunta provinciale
Il protocollo d’intesa prevede la creazione di una piattaforma digitale condivisa, in cui ogni impresa agricola deve registrare le giornate di lavoro scambiate con altre realtà. Tale strumento permette di tracciare in tempo reale il numero di lavoratori coinvolti e di verificare la regolarità dei contratti, riducendo le possibilità di ricorrere a forme clandestine di impiego. L’iniziativa non è concepita come risposta temporanea, ma come leva integrativa per prolungare i rapporti stagionali regolari, favorendo al contempo la mobilità dei giovani verso l’agricoltura.
Obiettivi e meccanismi di controllo
Tra le finalità principali del nuovo strumento vi è il contrasto ai cosiddetti “fenomeni opachi”, ossia le situazioni in cui la manodopera è scambiata senza adeguata registrazione. La piattaforma fornisce report periodici alle autorità, consentendo un monitoraggio continuo ed un intervento rapido in caso di anomalie. Inoltre, il protocollo punta a rendere più disponibile la manodopera regolare per le imprese, evitando ricorsi a intermediari illegali.
Le inchieste della Guardia di Finanza: quattro casi nel 2026
Le recenti operazioni della Guardia di Finanza hanno portato alla luce quattro indagini distinte nell’anno corrente, coinvolgendo complessivamente circa 300 lavoratori. I casi spaziano dalla raccolta dei piccoli frutti nella Valsugana, alla viticoltura della Val di Non, fino a strutture di ristorazione che avevano stabilito legami con imprese agricole. Gli interventi hanno evidenziato l’uso del “decreto flussi” per facilitare l’ingresso di cittadini stranieri, i quali venivano poi sottoposti a condizioni di lavoro estremamente precarie, con retribuzioni molto al di sotto del minimo legale.
Modulo “decreto flussi” utilizzato per l’ingresso clandestino
Le indagini hanno mostrato come alcuni caporali sfruttassero le procedure del decreto flussi per far entrare i migranti in Italia, promettendo loro costi d’ingresso tra i 10 e i 12 mila euro e ulteriori somme per la presunta regolarizzazione del contratto. Una volta sul territorio, i lavoratori venivano costretti a lavorare in condizioni di sfruttamento, con poche ore di riposo e senza alcuna garanzia contrattuale. Queste pratiche non solo violano i diritti dei lavoratori, ma distorcono anche il mercato del lavoro agricolo.
Reazioni delle parti sociali: sindacati e Coldiretti
I sindacati hanno reagito con forza. Juri Frapporti, segretario della Flai-Cgil Trentino, ha definito il fenomeno una “piaga” che necessita di una risposta sinergica tra enti pubblici, datori di lavoro e organizzazioni sindacali. Paolo Capone di UGL ha denunciato una “rete criminale” che sfrutta le fragilità sociali e abusa delle normative sull’abitazione. Parallelamente, Coldiretti Trentino Alto Adige, guidata da Gianluca Barbacovi, ha ribadito una posizione di tolleranza zero, chiedendo sanzioni severe per i caporali e il rafforzamento della condizionalità sociale legata ai fondi europei.
Strategie per tutelare i giovani e il lavoro regolare
L’Agenzia del lavoro provinciale, attraverso il presidente Riccardo Salomone, ha avviato una campagna di orientamento per i giovani, incentivando l’assunzione con contratti regolari e offrendo percorsi formativi specifici per il settore agricolo. L’obiettivo è creare una forza lavoro stabile che possa rispondere alle esigenze stagionali senza ricorrere a canali illegali. La combinazione di monitoraggio digitale, interventi sindacali e politiche di inserimento rappresenta, secondo le autorità, la risposta più efficace per estirpare il caporalato dalle campagne trentine.
La provincia di Trento sta puntando su un approccio multi-livello: il protocollo d’intesa per una migliore tracciabilità, le indagini della Guardia di Finanza per smantellare le reti criminali e l’impegno dei sindacati e delle associazioni di categoria per garantire un mercato del lavoro agricolo basato su legalità, trasparenza e rispetto dei diritti. La sfida resta significativa, ma la volontà politica e sociale sembra ora più determinata che mai a eliminare definitivamente il caporalato dalle valli del Trentino.



