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Chiusura a Trento e confronto sul futuro dei bar in Trentino

A Trento un locale di via del Suffragio è stato chiuso per 15 giorni per gravi carenze di sicurezza; nella provincia si apre anche il confronto sui numeri e sul futuro dei pubblici esercizi.

Chiusura a Trento e confronto sul futuro dei bar in Trentino

Un esercizio pubblico del centro storico di Trento in via del Suffragio, è stato sottoposto a chiusura temporanea per motivi di sicurezza dopo un controllo della polizia. Il provvedimento, firmato dal Questore locale, prevede la sospensione della licenza per 15 giorni e l’apposizione dei sigilli all’ingresso. L’intervento ha interrotto una serata musicale che si svolgeva nel seminterrato, dove erano presenti circa 150 ragazzi.

Controllo del 3 ottobre e motivazioni della sospensione

Lo scorso 3 ottobre il personale della Squadra Amministrativa della Divisione Polizia Amministrativa e Sociale ha effettuato un’ispezione durante un evento in corso nel piano seminterrato. Gli agenti hanno constatato una serie di carenze strutturali ritenute tali da creare un pericolo concreto per la sicurezza degli avventori motivo per cui l’evento è stato immediatamente interrotto e le persone presenti sono state fatte defluire dall’edificio.

Nel verbale del controllo vengono elencati elementi che hanno determinato la decisione del Questore: la totale assenza di uscite di sicurezza alternative, la presenza di un’unica via di accesso e deflusso, e la mancanza di un sistema di aerazione indispensabile in caso di incendio o di dispersione di gas tossici. Queste condizioni hanno portato le autorità a qualificare il seminterrato come spazio non idoneo a ospitare manifestazioni con affluenze elevate.

Interruzione immediata e procedimento amministrativo

Oltre alla sospensione temporanea della licenza, le operazioni di controllo hanno fatto seguito a interventi precedenti: nel 2023 e nel 2025 erano già stati riscontrati eventi non autorizzati nel piano sotterraneo, allestito come una discoteca pur senza le previste autorizzazioni. In quelle occasioni erano state elevate sanzioni amministrative e avanzate denunce all’autorità giudiziaria. La scelta odierna del Questore mira a interrompere una condotta valutata abusiva e pericolosa tutelando il bene primario della pubblica incolumità.

Il dibattito provinciale sulla situazione dei bar

Se da un lato l’attenzione della Questura si concentra sulla sicurezza degli avventori e sul rispetto delle normative, dall’altro in provincia di Trento il mondo politico e le associazioni di categoria discutono della salute del settore dei pubblici esercizi. Un’analisi di associazioni di categoria ha segnalato un calo delle attività classificate come bar: tra il 2019 e il 2025 si registra un saldo negativo, riportato come 143 unità in meno a livello provinciale, con una stima dell’impatto economico complessivo stimato in circa 43 milioni.

Questi dati hanno innescato prese di posizione diverse. Un consigliere provinciale ha chiesto alla Provincia di attivarsi, sfruttando le competenze regionali, per introdurre strumenti mirati alla rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità, proponendo anche l’avvio di una legge provinciale di iniziativa popolare. La richiesta mira a tutelare i presidi commerciali che svolgono funzioni sociali oltre che economiche.

Analisi e replica dell’assessore

L’assessore competente ha però declinato l’idea della cosiddetta «desertificazione», sostenendo che i numeri raccontano in larga parte una trasformazione del modello d’impresa più che una vera e propria chiusura generalizzata. Secondo la ricostruzione dell’amministrazione, una parte consistente delle attività che hanno cambiato codice Ateco non è scomparsa, ma ha optato per una conversione in ristorazione, integrando cucina e servizi per restare competitiva.

Nell’illustrare i dati, l’assessore ha richiamato statistiche Istat e rapporti di settore che mostrano come, a livello nazionale e locale, molte imprese uscite dall’anagrafe dei bar abbiano mantenuto l’attività sotto una diversa classificazione. Per questo motivo, sostiene la Provincia, parlare di chiusure nette senza distinguere le trasformazioni rischia di offrire un quadro fuorviante.

Il confronto fra istituzioni, associazioni e categorie resta acceso. Da un lato emergono preoccupazioni legate alla perdita di punti d’incontro per le comunità e all’impatto economico stimato; dall’altro le amministrazioni sottolineano l’esistenza di strumenti di sostegno, come finanziamenti e bandi regionali, e la necessità di interpretare correttamente i flussi di cambiamento d’impresa. In questo contesto la vicenda del locale di via del Suffragio diventa anche un caso esemplare sul rapporto tra regole di sicurezza, responsabilità dei gestori e salvaguardia del tessuto commerciale cittadino.

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