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Leone XIV clama istruzione e sicurezza a Casavalle e Borro

Il Papa denuncia la fame e la violenza a Montevideo, ricordando le iniziative della Chiesa per giovani e famiglie.

Leone XIV clama istruzione e sicurezza a Casavalle e Borro

Il 7 novembre 2026 il pontefice, con il nome papale di Leone XIV, ha percorso le strade di Casavalle, uno dei quartieri più difficili di Montevideo, per lanciare un forte avvertimento contro l’indifferenza verso la violenza e la povertà che affliggono la zona.

Nonostante l’Uruguay sia tra le nazioni con il più alto prodotto interno lordo pro capite del continente, il Papa ha sottolineato che nessun cittadino dovrebbe “andare a dormire senza aver mangiato”. Il messaggio, rivolto soprattutto ai giovani, ha insistito sull’importanza di un’istruzione dignitosa e della sicurezza quotidiana, evitando che la criminalità costringa le famiglie a scegliere tra la vita e la morte.

Il monito di Leone XIV a Casavalle e Borro

Durante l’incontro con la Parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe, il pontefice ha ricordato che “un figlio di questo Paese, ricco di risorse, non deve rinunciare a un futuro dignitoso a causa dell’insicurezza”. Ha visitato le nuove abitazioni costruite con il sostegno della parrocchia, sottolineando che “la benedizione di Dio arriva anche sotto le forme più concrete, come un tetto sicuro”. Il Papa ha concluso con una benedizione collettiva, invitando le famiglie a “collaborare per far risplendere la luce della fede nelle strade di Casavalle”.

Un appello contro la violenza armata

Le testimonianze raccolte nella zona descrivono sparatorie diurne, colpi di pistola che perforano le pareti delle case e minacce che costringono le famiglie a fuggire. Il Papa ha definito tale contesto “una ferita aperta” e ha chiesto alle autorità di intervenire con politiche di sicurezza più incisive, accompagnate da programmi educativi capaci di ridurre l’attrattiva della criminalità.

Le iniziative della Chiesa: Movimento Tacurú e Liceo Jubilar

Il Movimento Tacurú, gestito dai salesiani, è una rete di assistenza che coinvolge circa 1.400 persone e conta 300 operatori. Attivo nei quartieri di Casavalle, Borro e Marconi, il progetto si struttura in tre ambiti principali: una scuola professionale Don Bosco, laboratori per adolescenti e attività per bambini da 0 a 17 anni. Grazie a un accordo con le scuole pubbliche, più di 200 giovani apprendono mestieri come cucina, estetica, falegnameria e tappezzeria.

Liceo Jubilar Juan Pablo II

Fondato nel 2002 su iniziativa dell’arcivescovo Nicola Cotugno Fanizzi, il Liceo Jubilar è l’unica scuola superiore privata totalmente gratuita del quartiere. Offre percorsi di studio a ragazzi di età compresa tra 12 e 14 anni, molti dei quali altrimenti avrebbero dovuto interrompere gli studi per motivi economici. La direttrice Majo García Pintos ha spiegato che la scuola nasce “per dare pari opportunità a giovani che rischiano la spirale della droga”, e che oggi conta più di 180 studenti, alcuni dei quali hanno già conseguito borse di studio universitarie.

Il progetto “Huesas”

Un altro segmento del movimento è l’iniziativa “Huesas”, in cui i ragazzi si riuniscono settimanalmente per preparare pasti destinati alle persone senza fissa dimora. L’attività, sebbene semplice, rappresenta “un gesto di solidarietà che rende visibile la capacità di cura della comunità”, secondo il sacerdote Hugo Espinosa, direttore di Tacurú.

Reazioni della popolazione e prospettive future

Le testimonianze raccolte tra le famiglie di Casavalle mostrano un misto di speranza e determinazione. Angélica, giovane madre di Plácido Ellauri, ha raccontato come la visita del Papa abbia “aperto una finestra di luce” sulla realtà locale, incoraggiando i residenti a valorizzare le iniziative esistenti. Anche ex alunni del Liceo Jubilar, ora iscritti all’università o impegnati nello sport, hanno confermato che la scuola “ha cambiato il corso della loro vita”.

Il futuro, però, rimane incerto finché le autorità non garantiranno servizi essenziali come elettricità, acqua potabile e trasporti affidabili. Le proteste recenti, con pneumatici bruciati per denunciare il blackout, testimoniano la frustrazione della popolazione. Il pontefice ha concluso il suo viaggio con un invito a “non chiudere gli occhi di fronte al dolore”, affermando che la vera ricchezza di un Paese si misura “dal benessere delle sue famiglie più vulnerabili”.

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