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Manuel e Alberto Tartarotti, vietati da Israele per dieci anni

Manuel e Alberto Tartarotti raccontano la notte in cui la polizia israeliana li ha arrestati e banditi per dieci anni.

Manuel e Alberto Tartarotti, vietati da Israele per dieci anni

Il 18 ottobre una coppia italo-bolzanese, padre e figlio, si trovava nella Cisgiordania con lo scopo di consegnare fondi raccolti in Italia a Youth of Sumud, un’associazione di volontariato riconosciuta per il suo impegno umanitario. Il viaggio, organizzato per sostenere la raccolta di olive e le attività di ricostruzione locale, coincidette con un periodo di tensione crescente nella regione, ma i due volontari non avevano alcuna intenzione di violare le norme locali.

Durante la permanenza, le autorità israeliane intervennero in maniera improvvisa: la polizia li fermò, chiedendo loro i documenti, per poi bendare entrambi e caricarli su un furgone militare. Da quel momento iniziarono le ore successive a un’esperienza che i Tartarotti descrivono come un incubo, caratterizzata da interrogatori intensi, rilevamento di impronte digitali e campioni di DNA, e una notte trascorsa ammanettati in una cella definita “lurida”. La vicenda si è conclusa con l’espulsione dal territorio e l’applicazione di un divieto di ingresso di dieci anni.

Detenzione e trattamento da parte delle forze di sicurezza israeliane

Secondo la ricostruzione fornita dai protagonisti, la scena si svolse in pochi minuti: la polizia israeliana, dopo aver verificato i documenti, mise le mani su Manuel Tartarotti e suo padre Alberto, li bendò e li fece salire su un veicolo militare senza fornire alcuna spiegazione sul luogo di destinazione. Manuel ricorda la sensazione di smarrimento, mentre la paura cresceva man mano che il veicolo si allontanava dal punto di partenza.

Narrativa di Manuel Tartarotti

“La polizia israeliana – hanno riferito alla stampa locale – ci ha chiesto i documenti, poi hanno preso me e mio padre, ci hanno bendati e ci hanno caricati su un furgone militare. Non ci hanno detto dove ci portavano, io sono stato preso e menato nel retro del mezzo. Non sapevo cosa sarebbe successo ed ho avuto paura”, ha dichiarato Manuel, sottolineando il carattere improvviso dell’operazione. Dopo l’arrivo al posto di detenzione, le autorità li hanno sottoposti a una serie di interrogatori, raccogliendo impronte e DNA, per poi lasciarli ammanettati fino a notte fonda. Nonostante le condizioni degradanti, la presenza del padre accanto al figlio ha rappresentato l’unico punto di “tranquillità” per entrambi.

Motivi delle accuse e risposta dell’associazione Youth of Sumud

Le autorità israeliane hanno inquadrato la coppia nella categoria dei sospetti di terrorismo, motivando l’arresto con la presenza in una zona ritenuta “illegale” e con l’appartenenza a Youth of Sumud. Tuttavia, i Tartarotti contestano queste accuse: non vi era alcun cartello che segnalasse l’area come vietata e l’associazione, premiata nel 2024 con il premio Alex Langer, è universalmente riconosciuta per il suo operato non armato e civile.

L’accusa di terrorismo risulta, secondo i familiari, priva di fondamento. Youth of Sumud ha sempre operato nel rispetto delle norme internazionali e non possiede alcun legame con gruppi armati. L’etichetta di “terrorista” attribuita dagli agenti è stata definita come una distorsione della realtà, probabilmente dettata da una percezione errata delle attività di raccolta delle olive, che gli israeliani avrebbero considerato non autorizzate.

Espulsione, divieto decennale e conseguenze legali

Una volta conclusa la notte di detenzione, le autorità hanno deciso l’espulsione immediata di padre e figlio dal territorio israeliano. Il provvedimento, formalizzato in un comunicato della polizia pubblicato dal Times of Israel, ha imposto a entrambi un divieto di ingresso per i successivi dieci anni, rendendo impossibile qualsiasi ritorno in Israele o nei territori da essi controllati entro tale periodo.

Nel comunicato è stato sostenuto che i due avrebbero partecipato a una raccolta di olive non autorizzata, fuggendo in seguito in una zona destinata a esercitazioni militari all’arrivo degli agenti. Questa versione, però, non è stata corroborata da prove concrete e contrasta con la testimonianza dei Tartarotti, per i quali l’”area illegale” era priva di segnali indicativi. Il provvedimento di espulsione non solo interrompe l’attività umanitaria del duo, ma segna anche un precedente preoccupante per altri volontari e ONG operanti nella regione.

Il caso dei Tartarotti mette in luce le difficoltà che gli operatori umanitari incontrano quando le linee di demarcazione tra attività civili e sospette vengono trattate in modo ambiguo da autorità locali. La vicenda, aperta a ulteriori indagini da parte di enti internazionali per i diritti umani, resta un esempio emblematico di come le percezioni politiche possano impattare direttamente sulla vita di individui impegnati in progetti di solidarietà.

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