Sabato mattina, 31 ottobre 2026, un volo in parapendio a Corvara, in Alta Badia, si è concluso con un incidente insolito: durante la fase di atterraggio la vela del pilota si è impigliata nel braccio di una gru edile in un’area abitata vicino alla stazione a valle della funivia Boè. L’uomo, un pilota di 50 anni, è rimasto sospeso nel vuoto per circa 15 metri, in attesa dei soccorsi. La situazione ha richiesto l’intervento coordinato delle squadre locali per un recupero in sicurezza.
La dinamica dell’incidente vicino alla funivia Boè
Secondo la ricostruzione dei fatti, durante l’avvicinamento al punto di atterraggio il pilota stava puntando verso un prato situato nei pressi della stazione a valle della funivia Boè. In fase di discesa la vela si è improvvisamente agganciata all’estremità del braccio della gru, rendendo impossibile completare la manovra. Il risultato è stato un bloccaggio a mezz’aria che ha lasciato il pilota sospeso a diversi metri da terra. L’episodio è avvenuto in un’area abitata del paese, aumentando la complessità delle operazioni per la presenza di infrastrutture e personale operativo nelle vicinanze.
I tempi e la posizione del pilota
Il pilota è rimasto sospeso per circa una ventina di minuti prima che fosse riportato a terra: un intervallo durante il quale i soccorritori hanno valutato le condizioni, predisposto le attrezzature e coordinate le manovre di recupero. L’altezza stimata alla quale l’uomo è rimasto bloccato è di circa 15 metri, una quota che ha reso indispensabile l’uso di mezzi specifici per operazioni aeree e in quota. Durante quei minuti, ogni decisione è stata presa con cautela per evitare ulteriori rischi sia per il pilota sia per chi interveniva.
Intervento dei soccorsi e modalità di recupero
Sul posto sono immediatamente intervenuti i vigili del fuoco volontari di Corvara e i vigili del fuoco volontari di La Villa, che hanno dato priorità alle operazioni di messa in sicurezza e recupero. Hanno operato in sinergia con il Soccorso alpino dell’Alta Badia e con i soccorsi sanitari della Croce Bianca, mentre le forze dell’ordine, compresi i carabinieri, si sono occupate della gestione dell’area e del coordinamento esterno. L’impiego di un’autoscala o di attrezzature analoghe ha permesso ai vigili del fuoco di raggiungere il pilota e liberarlo dall’aggancio della vela, portandolo a terra in sicurezza.
Ruolo delle squadre coinvolte
Il recupero ha visto il contributo combinato di più realtà: i vigili del fuoco volontari hanno fornito la capacità operativa in quota e i mezzi necessari, il Soccorso alpino ha garantito competenze specifiche per le operazioni in ambiente montano e la Croce Bianca ha assicurato il monitoraggio sanitario del pilota al momento della discesa. I carabinieri hanno invece tutelato la sicurezza pubblica nell’area circostante, evitando che cittadini o curiosi interferissero con le manovre di emergenza.
Il risultato dell’azione congiunta è stato positivo: il pilota è stato accompagnato a terra e non ha riportato ferite. Nonostante lo spavento e la natura rischiosa dell’incidente, le procedure adottate dalle squadre hanno evitato conseguenze fisiche. L’operazione ha sottolineato l’importanza della prontezza delle strutture di soccorso locali e della loro capacità di intervento in scenari non convenzionali.
L’episodio di Corvara evidenzia come, anche in sport cosiddetti ricreativi come il parapendio, possano intervenire fattori imprevisti legati all’ambiente cittadino e alle opere edili. L’incidente rimarrà probabilmente oggetto di attenzione locale, soprattutto per quanto riguarda la gestione degli spazi di atterraggio in prossimità di cantieri e infrastrutture. Nel frattempo, la priorità è stata la tutela dell’incolumità del pilota e la verifica della completa assenza di danni fisici dopo il recupero.



