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Teatri in sciopero: mancate rappresentazioni a Trento, Pergine e Bolzano

Sciopero nei teatri trentini, i palcoscenici restano vuoti per chiedere un adeguamento salariale dopo nove anni di stallo contrattuale.

Teatri in sciopero: mancate rappresentazioni a Trento, Pergine e Bolzano

Questa sera, mercoledì 21 ottobre, i sipari di tre importanti luoghi della vita culturale trentina e altoatesina non si alzano. Il Teatro Sociale di Trento, il Teatro di Pergine e il Teatro comunale di Bolzano rimangono chiusi per via di uno sciopero generale proclamato da Slc Cgil e Uil Fpc. L’azione coinvolge circa 150 operai, impiegati e collaboratori scritturati, che hanno deciso di sospendere le proprie attività per far riprendere i negoziati su un contratto nazionale rimasto inattivo dal 2018.

Il blocco nasce dalla rottura dei colloqui con la federazione dei datori di lavoro, Federvivo, dopo due anni di trattative infruttuose. I sindacati denunciano che le proposte economiche ricevute non sono in grado di compensare l’inflazione accumulata nei nove anni di stallo, che si aggira intorno al 23 %. Di fronte a queste condizioni, i lavoratori hanno optato per l’interruzione delle attività, chiedendo di riaprire il tavolo negoziale a livello nazionale.

Rottura dei negoziati con Federvivo: perché è scoppiato lo sciopero

Le trattative avevano avuto inizio subito dopo la scadenza del precedente accordo, ma le parti non sono riuscite a trovare un punto d’incontro. Federvivo ha avanzato un incremento salariale del 18 % per i dipendenti datoriali, distribuendo la crescita su tre anni. I sindacati, però, ritengono che tale proposta sia del tutto inadeguata rispetto al potere d’acquisto eroso da una inflazione cumulata del 23 %. Per i dipendenti dei teatri, con una retribuzione media mensile di 1 433,43 €, l’offerta verrebbe tradotta in uno stipendio di 1 691,44 € solo entro il 2029, con un aumento complessivo di 258,01 €.

Quando si calcola il risultato in termini di guadagno annuo, l’incremento equivale a circa 28 € lordi per anno, cifra considerata irrisoria dal punto di vista sindacale, soprattutto perché non sono previsti retroattivi per gli anni di blocco contrattuale. Questa prospettiva ha spinto il personale a ribellarsi, ritenendo che la proposta lasci i lavoratori in una posizione di permanenza sotto la soglia della sopravvivenza economica.

Proposte salariali contestate: numeri, categorie e richieste

Il dissenso più forte proviene però dal personale scritturato, ossia attori, ballerini, professori d’orchestra, macchinisti e capi macchinisti. Attualmente, la retribuzione minima giornaliera per questa categoria è di 58,69 € lordi. L’offerta di Federvivo prevede un aumento del 20 % in tre anni, che porterebbe la paga a 70,42 € al giorno entro il 2029. In termini di valore quotidiano, si tratta di un incremento di 11,73 €, ovvero appena 1,30 € lordi all’anno se distribuiti sui nove anni di stallo contrattuale senza retroattivi.

Le critiche non si fermano al solo aumento di base: i sindacati hanno anche lamentato la difficile situazione dei lavoratori a maschera, assunti tramite appalti, che spesso devono lottare per far rispettare le condizioni già previste dal contratto. Questi collaboratori denunciano una duplice marginalità, poiché oltre alla mancanza di riconoscimenti economici subiscono anche ritardi nella corretta applicazione delle clausole contrattuali.

La mobilitazione di questa sera, quindi, non è solo un segnale di insoddisfazione salariale, ma un appello a riportare al centro della trattativa la necessità di riconoscere il valore del lavoro culturale dopo un lungo periodo di “vacanza” contrattuale. I sindacati chiedono un rinnovo del contratto nazionale capace di adeguare i salari all’aumento del costo della vita, garantendo al contempo gli arretrati per gli anni ormai trascorsi senza un accordo.

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