Negli ultimi decenni l’aspettativa di vita è aumentata in modo significativo, ma la crescita della longevità in salute resta una sfida concreta per le amministrazioni locali. In trentino, il dibattito si è spostato dalla semplice estensione degli anni di vita verso il concetto di healthspan cioè la parte della vita trascorsa in buona salute, evitando malattie croniche e disabilità. Questo nuovo orientamento ha spinto la Provincia a strutturare un programma capillare che unisca ricerca, servizi sanitari e azioni sul territorio, con l’obiettivo di anticipare le malattie prima che si manifestino.
Il punto di svolta è avvenuto a Riva del Garda, dove durante il convegno “Corporate Longevity: lavoro che investe nella qualità della vita nel tempo” è stato annunciato ufficialmente l’avvio del percorso. L’evento, inserito nel contesto della prossima fiera Longenica prevista per l’autunno 2027, ha attratto rappresentanti istituzionali, accademici e imprese, creando un palcoscenico ideale per delineare le linee guida di una politica di salute più proattiva.
Il traguardo di novembre: avvio del percorso di longevità
A partire da novembre, la Provincia del Trentino metterà in moto un piano strutturato che vede al centro il professor Luigi Fontana figura di spicco a livello internazionale nel campo della nutrizione, del metabolismo e della prevenzione. Fontana guiderà un tavolo di lavoro multidisciplinare, con il compito di tradurre le evidenze scientifiche più recenti in interventi pratici per la popolazione. Tra le sue priorità ci sono la ridefinizione delle linee guida nutrizionali, la promozione di stili di vita attivi e la creazione di percorsi di monitoraggio personalizzati per i cittadini.
Il progetto si basa su una partnership solida che coinvolge l’ Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari l’ Università di Trento la Fondazione Bruno Kessler e la Fondazione Edmund Mach. Questa rete di competenze garantisce che la ricerca accademica sia strettamente collegata alle esigenze del territorio, consentendo un rapido passaggio dal laboratorio alla realtà quotidiana delle persone.
Il ruolo della ricerca scientifica
Le istituzioni accademiche forniranno dati longitudinali, modelli di rischio e protocolli di intervento basati su evidenze, mentre le strutture sanitarie provinciali si occuperanno della loro applicazione pratica attraverso le Case della Comunità e i medici di medicina generale.
Educazione, attività fisica e alimentazione: i pilastri della prevenzione
Una delle direttrici fondamentali del piano è l’educazione ai corretti stili di vita nelle scuole. Il programma prevede corsi specifici per insegnanti, materiali didattici interattivi e la creazione di spazi per l’attività fisica all’interno degli istituti. L’obiettivo è instillare abitudini salutari fin dalla tenera età, riducendo l’incidenza di obesità, diabete e patologie cardiovascolari nelle generazioni future.
Parallelamente, il progetto rafforzerà i servizi di attività fisica a livello locale, promuovendo percorsi di exercise prescription nelle Case della Comunità e incentivando la partecipazione a programmi sportivi organizzati da enti pubblici e privati. L’alimentazione verrà affrontata con campagne di sensibilizzazione su diete equilibrate, uso di prodotti tipici del territorio e riduzione del consumo di alimenti ultra-processati. L’insieme di questi interventi mira a creare un ecosistema di salute in cui educazione, movimento e nutrizione siano integrati.
Healthspan e sostenibilità del sistema sanitario
Il concetto di healthspan non è solo un obiettivo di benessere individuale, ma anche un elemento chiave per la sostenibilità finanziaria del servizio sanitario. Negli ultimi quattro anni, il Servizio Sanitario Nazionale ha registrato una perdita di quasi 19 miliardi di euro a fronte di un finanziamento stabile rispetto al PIL. Riducendo la prevalenza di malattie croniche mediante una forte prevenzione la Provincia prevede di contenere le spese sanitarie future e di alleggerire il carico sulle strutture ospedaliere.
Secondo l’assessore provinciale alla salute, Mario Tonina, intervenuto durante il convegno, intervenire prima dell’insorgere della patologia può migliorare sia la qualità della vita dei cittadini sia l’efficienza del sistema. Il modello trentino vuole quindi spostare gradualmente le risorse dalla cura della malattia alla tutela della salute, creando un ciclo virtuoso in cui cittadini più sani richiedono meno interventi costosi, liberando capitale per ulteriori investimenti in ricerca e innovazione.



